Dettaglio News

Palazzo dei Diamanti 24/09-08/01/2017

Foto News

Palazzo dei Diamanti 24/09-08/01/2017

| Categoria: Eventi a Ferrara

Orlando Furioso: 500 anni - Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi.
Cosa vedeva Ludovico Ariosto quando chiudeva gli occhi? Quali immagini affollavano la sua mente mentre componeva il poema che ha segnato il Rinascimento italiano? Quali opere d’arte furono le muse del suo immaginario?
Concepito nella Ferrara estense e stampato in città nel 1516, L Orlando Furioso è uno dei capolavori assoluti letteratura occidentale che da subito parlò al cuore dei lettori italiani ed europei.
L'esposizione sarà una importante rassegna d’arte vera e propria: una straordinaria narrazione per immagini che condurrà il visitatore in un viaggio appassionante nell’universo ariostesco, tra battaglie e tornei, cavalieri e amori, desideri e incantesimi.
Grazie al sostegno dei maggiori musei del mondo, le opere note o ammirate dal poeta, saranno riunite a Ferrara per dare vita ad un appuntamento espositivo irripetibile: dal leggendario Corno di Orlando di Tolosa, con il quale l’eroe metteva in fuga i pavidi avversari, alla straordinaria Scena di battaglia di Leonardo da Vinci proveniente da Windsor, in cui il poliedrico artista toscano restituisce, con straordinaria leggiadria, un cruento groviglio di cavalli e cavalieri; dalla preziosa terracotta invetriata dei Della Robbia raffigurante l’eroico condottiero Scipione proveniente da Vienna, al romantico, trasognato Gattamelata di Giorgione di Firenze, celebre comandante di ventura ritratto nella sua luccicante armatura moderna; dalla raffinata illustrazione di Andromeda liberata da Perseo di Piero di Cosimo degli Uffizi, dipinta in punta di pennello e fonte dell’episodio di Ruggero che salva Angelica dalle spire del drago, all’immaginifica e monumentale visione di Minerva caccia i vizi dal giardino delle virtù di Andrea Mantegna del Louvre, che Ariosto vide nel camerino d’Isabella d’Este. Ariosto non smise mai di rielaborare il suo poema, che fece nuovamente stampare a Ferrara, con lievi ritocchi, nel 1521 e una terza volta, sensibilmente rimaneggiato, nel 1532, pochi mesi prima di morire.
L’espressione nuova che, in letteratura, Ariosto porta a compimento nell’edizione del 1532 (il poema, è stato detto, è «classico di una classicità nuova»), è concomitante alle nuove espressioni nel campo dell’arte. Ariosto assiste e talvolta contribuisce alla nascita dei capolavori che Bellini, Dosso e Tiziano hanno dipinto per il camerino del duca, come il Baccanale degli Andrii, tela che, eccezionalmente concessa dal Museo del Prado, tornerà a Ferrara dopo quasi cinquecento anni dalla sua creazione.